Ladro di minuzie

Alberto Nessi

Nelle cinque raccolte di poesie pubblicate da Alberto Nessi nell'arco di quarant'anni, «sguardo chiaro, ampio respiro e cuore» (sono parole di Maurizio Cucchi) convivono con una «fermezza opaca e allucinante, una precisione quasi micidiale» (Giovanni Raboni). Nessi è un osservatore di minuzie, ma anche un «ladro» di voci, un narratore attento alla vita e alle storie degli altri. Da qui la sua poesia a un tempo lirica e narrativa, profonda e leggera, come richiesto da quel senso di fraternità che attraversa tutta la sua opera e che ne costituisce uno dei motivi, o meglio degli impulsi fondamentali. Insieme a una scelta dalle sue raccolte precedenti, questa antologia d'autore propone un'ampia sezione d'inediti raccolti sotto il titolo Se luce non splende.

Critique

par Yari Bernasconi

Publié le 20/12/2010

«Adesso che sono vecchio / mi dedico a scoprire le minuzie»: comincia così Ladro di minuzie , la poesia de Il colore della malva (1992) scelta da Alberto Nessi per dare un titolo all'auto-antologia appena pubblicata a Bellinzona, da Casagrande. Ma per Nessi potremmo riciclare la famosa formula che Giorgio Orelli - una cinquantina d'anni fa - prese in prestito da Mario Luzi, quando si definì «né giovane né vecchio». Anche Nessi e la sua scrittura godono di questo particolare statuto: una voce precisa e lineare che, senza mai alzare i toni, attraversa i decenni trasversalmente e coinvolge i lettori in un flusso continuo, anche quando i contenuti diventano più sociali e politici.

Con Ladro di minuzie, Alberto Nessi offre uno scorcio, un panorama privilegiato su tutto il suo percorso poetico, attraversando - una dopo l'altra - le raccolte di poesie pubblicate lungo un arco temporale di più di quarant'anni. Si comincia con I giorni feriali, del 1969, poi Ai margini, 1975, Rasoterra, 1983, Il colore della malva, 1992, Blu cobalto con cenere, 2000, fino ad arrivare a quella che si può quasi considerare una nuova raccolta, Se luce non splende, l'ultima sezione del libro, «scelta di testi scritti tra il 2000 e il 2009, inediti in volume».

Del Nessi poeta è difficile dire meglio di Mengaldo (che quando scriveva questo testo non aveva ancora potuto leggere Blu cobalto con cenere , ma è come se l'avesse fatto): «In prima approssimazione si può definirlo come un poeta-narratore [...]; tematicamente, come un poeta sociale. Ma va subito precisato che egli ci fa scorrere sotto gli occhi un'umanità che, pur non ignorando a lotta di classe, non è destinata alla rivincita storica (o pensata come capace di questa), ma è del tutto emarginata, stritolata dal progresso. Dunque la sua vena ha caratteri crepuscolari - in senso forte - e naturalistici (e questo secondo aggettivo va inteso alla lettera, dato che tipica del suo sguardo e del suo sentimento è proprio l'equazione uomo-natura)».

Sin dalle prime raccolte si formano ricordi di case e piante scomparse ( In memoria della casa in mezzo ai prati Il taglio del salice, in I giorni ferialiCasa in demolizione, in Ai margini), compaiono personaggi di frontiera, immigrati, uomini e donne smarriti (non solo geograficamente). E cresce una disillusione esistenziale, o meglio una consapevolezza disillusa («perché un sogno / non può essere vero come un arbusto o una carezza?», da Rasoterra), l'ironia sfiora - ma sempre con educazione - il sarcasmo («Voi servi della classe dirigente / spiegavate ai signorini il complemento di agente / e la mia zia lavorava per niente»; «Non piangere: ti porterò allo SHOPPING CENTER / [...] / Non piangere, faremo il grande concorso vacanze: / è solo questione di fortuna la felicità»; o si legga il ritratto della Confederazione svizzera in Dalle sei alle sette). Il poeta, che forse resta il «bambino selvatico» di una delle prime poesie, o il giovane che annusava «la poesia negli scompartimenti / di seconda più che nei seminari di letteratura», diventa così uno strumento, un mezzo. Disorientato, di fronte a un mondo che diventa sempre più indicibile («È Natale. In un paese lontano / ancora si ammazzano per le strade»), decide di offrire la sua voce raccogliendo testimonianze di persone e oggetti, dando loro fiducia.

Se luce non splende sembra essere un'ulteriore tappa di questo percorso, dove la famiglia - il «cerchio familiare», per tornare a Orelli - assume ancora maggiore importanza. Malgrado la disillusione sia sempre più profonda, radicata («Sei una lucertola caduta dal muro, cerchi la salvezza / in parole che si nascondono negl'interstizi, / gli amici sono lontani e non aspetti nessuno, un cinghiale / frana precipitoso a fondovalle»), e la chiusa della sezione - dunque del libro - lasci un'impronta nera e ambigua («Ma ora in fretta ti saluto, ti do la mano / sulla soglia dell'inverno / prima che il maltempo ci travolga»), Nessi appare più sicuro della forza del dettaglio, nascono poesie che sono enumerazioni incalzanti, come Ode di gennaio Non dire, che si conclude con quella che potrebbe quasi rivelarsi una formula deontologica: «Non dire se luce non splende». E malgrado La foto di gruppo diventi l'evidenza del tempo che fugge, con un ultimo verso che non lascia alcuna via di scampo e alcun respiro («tutti morti»), una matura speranza prende il sopravvento, una nuova consapevolezza: «Cara figlia [...] / Noi sempre rubiamo qualcosa / uno sguardo, un sogno, un sorriso / per sentirci vivi. Ma tu / non essere come me che sempre oscillo / guarda con più fiducia alla corolla / che t'illumina gli occhi. [...] / Sei più viva di me, più meraviglia / accende i tuoi giovani anni, una malia / un fiore che profuma di vaniglia». Fino alle commoventi parole dedicate alla moglie, parole di chi, malgrado l'innata e costante fragilità dell'essere umano, ha trovato un posto nel ciclo della vita, si è trovato in luoghi, persone, piccole cose:

Come no, qualcosa resta di noi, l'eco di un'ora
sui prati scompigliati, lo stupore
davanti all'alba, l'albero che rassicura
come una mano intorno alla mano del bambino
sulla strada di casa
- anche il fiume lascia una scia
sulle pietre del greto, vuoi che noi ce ne andiamo
senza una traccia?
Anche la foglia segna un'impronta nel calcare
per i ragazzi che verranno,
qualcosa rimane, non disperare.
Resta di noi l'onda della forsizia
quando la muove il vento nella sera.

Note critique

Alberto Nessi, l’un des écrivains les plus reconnus de Suisse italienne, propose une anthologie, Ladro di minuzie [Voleurs de détails], qui retrace tout son parcours poétique: depuis le premier recueil, I giorni feriali («Les Jours ouvrables», 1969), à Se luce non splende («Si la lumière ne resplendit pas»), un choix de textes inédits écrits entre 2000 et 2009. Plus de deux cents pages, qui montrent une fois encore les contours d’une poésie incroyablement cohérente (sur une période de quarante ans), forte d’un style narratif et limpide qui ne cherche pas à éviter l’engagement social. Au contraire, celui-ci perdure, avec un trait d’humanité «qui, sans ignorer la lutte des classes, n’est pas voué à la revanche historique» (Mengaldo). Et toujours, le poète parle de la nature, au présent et au passé: la nature qui résiste au progrès forcené, mais se fait de plus en plus faible et instable. Les personnages du quotidien sont également bien là. Ils prennent la parole pour dire la vraie vie, celle qui est vécue, à travers l’écriture d’un auteur qui, étudiant déjà, «reniflait la poésie dans les compartiments de deuxième classe plutôt que dans les séminaires de littérature».

(Yari Bernasconi, Viceversa Littérature 5, 2011, traduction de Véronique Volpato)