Come rapinare una banca svizzera

Andrea Fazioli

Tutti hanno sognato di farlo. Ma pochi ci sono riusciti. Rapinare una banca è una fantasia, un gesto di sfida o una pazzia? Lo scoprirete leggendo Come rapinare una banca svizzera, un romanzo avventuroso che si svolge nella Svizzera italiana, in Provenza e a Zurigo. Come mai un rapinatore pentito, un detective privato e alcuni distinti borghesi sono coinvolti nel progetto della più sofisticata rapina a una banca svizzera? Nella Confederazione delle banche silenziose, dei laghi calmi e dei prati ben tosati può succedere di tutto. E di nuovo Elia Contini, l'investigatore ticinese già protagonista di L'uomo senza casa, finisce nei guai. Al suo fianco, in una storia ricca di suspense e d'ironia, c'è Jean Salviati, ladro a riposo che riprende in mano i ferri del mestiere per salvare la figlia in pericolo. Inguaribile giocatrice di casinò, la figlia è infatti scivolata nella rete di un losco e ambizioso avventuriero che ha messo gli occhi su una favolosa transazione di denaro. Anche in tempi di turbolenze finanziarie, una banca svizzera resta sempre sinonimo di forziere ben custodito. Svaligiarne una esige dal rapinatore la stessa precisione diligente e metodica applicata dai banchieri elvetici nella difesa della propria sicurezza: un piano dall'architettura raffinatissima, costruito come un geniale puzzle. Ma niente è mai come sembra in questo romanzo dove i colpi di scena, scanditi da un inesorabile meccanismo a orologeria, non smettono di agitare una superficie solo in apparenza ordinata e tranquilla.

Il detective Contini si fa ladro

par Roberta Deambrosi

Publié le 19/01/2010

In tempi sospetti, tenere in mano il libro di Andrea Fazioli in treno, in autobus, porgendo allo sguardo degli altri passeggeri la copertina equivoca – su sfondo rosso federale, la croce bianca che si incunea nel ritratto di un uomo incappucciato – è fonte di certo imbarazzo. Accompagnati dalla grafica di Guido Scarabottolo per la casa editrice parmigiana Guanda, il titolo e il soggetto del libro del giallista ticinese sembrano anch'essi confezionati per cavalcare l'onda dell'attualità. Andrea Fazioli, invece, ha scritto il terzo romanzo della serie di cui è protagonista il detective Contini prima che la piazza finanziaria svizzera, e dunque anche ticinese, si trovasse nella scomoda situazione di questi ultimi mesi. E a guardar bene è un tema che l'autore sviluppa solo indirettamente: Come rapinare una banca svizzera, ne dà l'anticipazione il titolo, è infatti centrato sull'azione eroico-banditesca per eccellenza. Come in uno spigliato caper movie, anche se qui manca la componente comica, burlesca spesso associata al genere, la trama del colpo grosso viene sviluppata in modo interessante e sul suo binario il romanzo scorre leggero.

Ricapitoliamo in poche righe la vicenda, in cui la novità più sorprendente è che l'investigatore privato Elia Contini si ritroverà a dover infrangere il codice morale che separa i buoni dai cattivi e dovrà vestire, per amicizia, i panni del ladro. Si aggiunge inoltre al motivo della rapina, quello della presa d'ostaggio ed è dall'intrecciarsi del doppio movente che nasce l'intrigo: Luca Foster, malavitoso a corto di liquidi e attanagliato dai debiti contratti con criminali ancor più pericolosi, per uscire dall'impasse, inscena il rapimento di una ragazza, Lina Salviati. La rapita è la figlia di Jean Salviati, ex virtuoso dello scasso di caveaux convertitosi, dopo lunghi anni di prigione, al giardinaggio. Per ottenere la liberazione della figlia, Salviati dovrà rimettersi al lavoro e rapinare la sede bellinzonese di una banca privata; per la messa in atto del piano chiamerà in aiuto il suo vecchio amico Contini, a cui presto si aggiungeranno Francesca, la fidanzata del detective, e i Conti, una coppia di dilettanti pronti a dargli man forte pur di sfuggire per qualche ora alla routine della vita di provincia. Non è dunque una semplice rapina a scopo di lucro, ma piuttosto un intersecarsi di motivazioni diverse, alcune più costrittive di altre, e Fazioli sceglie di raccontarlo attraverso piani temporali paralleli scanditi dai capitoli, a seconda che si seguano le azioni dei rapitori, dei rapiti, oppure dei vari personaggi o coppie di personaggi che compongono l'eterogeneo gruppo di ladri.

Due, però, sono le osservazioni che modulano la nostra lettura: la prima riguarda una certa superficialità nel trattare la vicenda e i luoghi e i personaggi che la abitano, di cui diremo più avanti; per quanto riguarda il ritmo invece, pesa sull'agilità della lettura un certo disequilibrio delle tre componenti canoniche di questo tipo di narrazione – la preparazione del colpo, lo svolgimento della rapina stessa, l'epilogo con eventuali complicazioni o colpi di scena –: la parte più estesa del racconto è infatti occupata dalla preparazione, che si protrae per ben 260 pagine, mentre la rapina ne occupa una trentina; l'epilogo, invece, che non corrisponde solo al brevissimo capitolo che l'autore intitola Epilogo, ma comincia ben prima, viene sviluppato in circa 40 pagine. Questa disposizione provoca una decelerazione notevole nella parte centrale del romanzo, a discapito appunto del ritmo e quindi dell'attenzione del lettore.

I personaggi che popolano l'intrigo, tutti provvisti di un minimo di vizi e qualità certo, ma descritti senza tante ricercatezze o tortuosità psicologiche, ci paiono, chi più chi meno, aderenti a modelli convenzionali e riconoscibilissimi. Per ogni personaggio ricorrente nei tre romanzi (ad esempio Contini, la fidanzata Francesca, il vecchio saggio Giona) vengono sviluppate alcune particolarità che lo accompagnano come segni distintivi, come nella migliore tradizione della giallistica: di Contini, che è la figura più a tutto tondo, conosciamo la passione per le volpi, per i cactus – piante feticcio, come lo sono le orchidee di Nero Wolfe –, il gatto grigio con cui scambiare quattro chiacchiere, le cassette dei cantautori francesi, i vecchi western, la Divina Commedia come livre de chevet privilegiato, le zattere da costruire e le lettere a un confidente sconosciuto come espedienti alle inquietudini esistenziali. Ma se nell'Uomo senza casa (il secondo libro di Fazioli) una delle protagoniste afferma «Mi piacciono tutti [i libri polizieschi], ma specialmente quelli un po' psicologici, capisce, va bene le sparatorie e gli inseguimenti, ma ci vuole un po' d'attenzione ai personaggi, non trova?» (p. 34), questo soffermarsi sulle abitudini non impedisce che si faccia uso di formule riassuntive che così liquidano il detective: «restava naturalmente un detective fuori di testa, taciturno, scontroso e pieno di manie». Si vorrebbe obiettare che al terzo romanzo è comunque lecito approfondire alcuni aspetti della personalità, per non doverci unire alle riflessioni della fidanzata dell'investigatore e con lei constatare che, in fondo, anche a noi pare di frequentare un uomo che non conosciamo. E così ci sembra di poter dire degli altri protagonisti, di cui a volte, nei momenti in cui vengono descritti i loro atteggiamenti, il loro aspetto, vengono date delle immagini semplicistiche, oseremmo dire un poco strampalate, come, ad esempio, avviene per la fidanzata di Contini «Con la sua pelle scura e i capelli un po' selvaggi, Francesca avrebbe potuto essere un'amante della natura» (p. 161). Della bibliotecaria che parteciperà al colpo, si dirà bruscamente che: «il traffico di denaro sporco dall'Italia al Ticino aveva suscitato l'indignazione di Anna, che era sensibile alle tematiche sociali» (p. 118), salvo poi non sviluppare più la preoccupazione politico-etica con cui dovrà pur fare i conti, al momento di entrare in società con Salviati, Contini e gli altri.

Dal canto suo, la location del romanzo è la forza e la debolezza dei polizieschi di Fazioli. L'autore, quasi fosse munito contemporaneamente di penna e di GPS, ci guida su e giù dal Ticino, costellando il racconto di informazioni sui luoghi e gli ambienti, organizzate in modo da fornire al lettore indicazioni immediatamente riconoscibili per chi già ha dimestichezza con essi e permettendo a chi non la possiede di costituire una geografia del romanzo facilmente riscontrabile nella realtà. Tuttavia, la componente geografica non sembra essere al servizio di un'ambientazione più complessa: il Ticino descritto non ne ricava un'immagine originale, ne vengono piuttosto descritte le specificità note: il suo carattere di provincia, le colline e i laghi, i pendii selvaggi delle valli superiori, popolati da personaggi burberi ma schietti, che contrastano con certi altri ambienti, come quelli finanziari luganesi, più rampanti e quindi più consoni a far da sfondo alle attività della criminalità organizzata. Al di là del contrasto, dunque, la scelta del realismo topograficamente riscontrabile produce un'ambientazione che ha un che di generico ed esangue: alla sensazione di poter riconoscere e visualizzare con precisione un luogo non si aggiunge nessuna novità, nessun punto di vista minimamente distorto, nessuna prospettiva straniante, data magari dallo sguardo di uno dei personaggi, o da un narratore più sbilanciato che descriva con occhi nuovi una strettoia nel centro storico di Bellinzona, le aiuole tra i caseggiati dei quartieri di Viganello, o la val Bavona, «una fra le valli più selvatiche» del Cantone.

Più in generale, non pare esserci, in Come rapinare una banca svizzera, la materia che permetta di leggere al di là dell'intreccio poliziesco. Il quadro e le vicende vengono dipinti nelle loro grandi linee, la lettura che se ne ricava assomiglia più alla visione di una fiction tv, godibile sì, ma che non si addentra mai veramente nei meandri psicologici dei personaggi, negli anfratti delle azioni umane, nelle pieghe dell'immaginario che abita un territorio. Del tema della rapina rimane l'efficacia narrativa, ma non il suo sviluppo in quanto Leitmotiv accompagnato da una propria mitologia, così come non viene sfruttato l'impatto che un gesto così potenzialmente trasgressivo potrebbe avere sulla psicologia dei personaggi. Il racconto offrirebbe una situazione che si presta ad assurgere ad occasione di riflessione: è la storia di un gruppo di persone nelle quali ogni lettore può facilmente identificarsi, che, chi per amore o amicizia, chi per fini più personali, infrange un tabù, compie un passo a suo modo estremo attraversando la frontiera del lecito. Certo, che Contini ad un certo punto si trovi in difficoltà ad assumere il suo temporaneo ruolo di ladro lo si legge qua e là, lo si intuisce dalla sua inquietudine, dalla voglia di sfuggire, addirittura fuggire dall'obbligo della promessa fatta all'amico, ma tutto si ferma allo stadio di qualche parola “scambiata” col gatto grigio. Lo stesso, emblematicamente, accade ad Anna e Filippo, la coppia che più di tutti finisce nella vicenda per caso: prima del colpo provano paura, e ciò viene rapidamente detto, ma è una paura che altrettanto velocemente viene riassorbita, secondo la più tradizionale delle consolazioni contemporanee:
«Sei sicuro?»
«Ma certo. Ce la faremo, un giorno rideremo delle nostre paure. [...] Siamo dentro un film. Ma è un film a lieto fine, ne sono sicuro» (p. 257).

Revue de presse (sélection)

«Una caratteristica del montaggio del giallo di Andrea Fazioli è lo sviluppo sostenuto dove l'azione si complica mediante l'apporto di azioni confluenti, di personaggi che arrivano un po' da tutte le parti e che, dapprima episodici, diventano costitutivi. Anche la geografia della vicenda è un insieme ramificato, Lugano e Bellinzona, l'alta Valmaggia, Zurigo e la Provenza. E adesso, un'ultima domanda: che rapporto sussiste tra la narrazione e il paese reale in cui è ambientata? Tra i personaggi e il territorio, che è proprio il Ticino? Sarà un Ticino visto mentre si corre in automobile, ma è quello, anzi è questo, di adesso: la Svizzera Italiana in bilico tra provincialismo e globalizzazione. La nostra situazione storico-culturale è questa, il terreno nel quale il libro ha messo radici» (Giuseppe Curonici, «Giornale del Popolo», 07.09.2009).

«Andrea Fazioli, ticinese di Bellinzona, oggi trentenne, aveva e ha le capacità di tenerci avvinti alle sue storie in modo non convenzionale; usando uno stile cool, e con la simpatia del suo personaggio principale, l'investigatore Elia Contini» (Giovanni Pacchiano, «Il Sole 24 Ore», 27.09.2009).