Colloqui / Gespräche / Colloques

Remo Fasani

Remo Fasani ha già pubblicato due libri di poesie tradotte: Da Goethe a Nietzsche(Casagrande, 1990) e Poesie scelte di Joseph von Eichendorff (Crocetti, 2002). Ora presenta in questo volume i testi tradotti nel corso di una vita e fino a oggi rimasti inediti o usciti solo su riviste o in miscellanee. Sono cinquanta poesie, tra cui venti di Rainer Maria Rilke, nove di Eduard Mörike, sette di Johann Wolfgang Goethe, sei di Elfriede Philipp, due di Charles Baudelaire, due di Stéphane Mallarmé, due di Paul Eluard, e una rispettivamente di Clemens Brentano e di Hans Carossa.

Brani dalla prefazione

par Antonio Stäuble

Publié le 13/04/2010

La prima raccolta di poesie di Remo Fasani, Senso dell'esilio, vide la luce nel 1945, quale terzo volume della collana di Felice Menghini, “L'ora d'oro”; ora, a distanza di anni, Colloqui / Gespräche / Colloques, traduzioni dal tedesco e dal francese, occupa lo stesso numero tre (caro a Dante) nella nuova “L'ora d'oro”, che la solerzia e l'entusiasmo di Andrea Paganini fanno oggi rivivere: coincidenza di buon augurio.
Chi conosce l'opera poetica di Remo Fasani sa che a un finissimo senso del ritmo si appaia una riflessione teorica sul poetare, cui certo non è estranea la prospettiva del critico letterario e dello studioso di metrica, fra i più competenti della materia: in certe note che accompagnano le poesie, Fasani esercita talvolta un'autentica operazione critica di cui la propria opera è l'oggetto.
Non è difficile riscontrare questa duplicità di poeta e di critico nell'attività di traduttore: Fasani ha offerto, in più di un'occasione, acute riflessione sull'arte della traduzione, ad esempio nell'introduzione al volume Da Goethe a Nietzsche (Bellinzona, Casagrande, 1990), oppure in un articolo dei «Quaderni grigionitaliani», 65, 1966, pp. 402-403 (lo si può leggere anche nell'antologia Scrittori del Grigioni Italiano, Locarno, Pro Grigioni Italiano e Armando Dadò, 2008, II ed., pp. 280-282); in questo articolo propone due traduzioni della stessa poesia di Eichendorff: le due varianti offrono considerazioni sull'alternativa tra fedeltà all'originale e libertà di ri-creazione poetica.
Non è questo il solo caso in cui Fasani ha tradotto più di una volta lo stesso testo: notissime sono le tre varianti della celebre poesia di Goethe Wandrers Nachtlied (Notturno del viandante), una delle quali ripropone lo stesso numero di versi dell'originale e la stessa loro suddivisione, mentre l'altra se ne discosta; nella terza, nel dialetto di Mesocco, l'orecchio addestrato di Fasani coglie un involontario eco della musica dell'originale: scimen e pianten – Gipfeln e Wipfeln (cfr. Da Goethe a Nietzsche, p. 139).
Il volume Colloqui / Gespräche / Colloques è l'ideale continuazione di Da Goethe a Nietzsche e offre un diverso ventaglio di poeti: il solo Goethe appare in entrambi i libri, ma con poesie diverse. Nel 1990 era stato Hölderlin a fornire il maggior numero di testi (20 su un totale di 43), qui invece è Rilke a far la parte del leone (20 su 50). Accanto ad alcuni fra i maggiori poeti tedeschi incontriamo una quasi sconosciuta, Elfriede Philipp (morta diciottenne nel 1936); le sue sei poesie hanno avuto scarsa (o quasi inesistente) diffusione, per una serie di circostanze spiegate nella nota: le poesie, che furono dapprima pubblicate da Fasani nella rivista «Cenobio» (41, 1992, 2, pp. 163-169) e che sono riproposte qui, rivelano una sorprendente maturità e maestria formale, documentata dall'attenta analisi che Fasani stesso conduce in nota sull'originale.
Fasani traduce di preferenza dal tedesco, lingua che, come egli stesso dice, è diventata, «come per altri grigionitaliani, quasi un'altra lingua materna» (Da Goethe a Nietzsche, p. 16): lo provano del resto le fini osservazioni che egli fa occasionalmente sugli originali tedeschi. Il presente volume contiene tuttavia anche alcune traduzioni dal francese; ricorderò che in altra occasione Fasani tradusse pure dal romancio di Peder Lansel.
Le traduzioni oscillano come sempre tra la fedeltà formale all'originale e le deviazioni che recano l'impronta personale del traduttore. Ad esempio in alcune poesie Fasani cerca di riprendere la disposizione delle parole dell'originale: in September-Morgen (Mattino di settembre) di Mörike, come pure in Sur ce ciel… (Su questo cielo…) e Le front aux vitres… (La fronte ai vetri…) di Eluard, i versi terminano con le stesse parole dell'originale. Alcuni dei Sonetti a Orfeo di Rilke (I, 9 e I, 22) sono in un certo senso “anomali” offrendo versi di diversa lunghezza, procedimento che in generale la traduzione rispetta.
Oltre alla disposizione delle parole, la fedeltà riguarda anche la metrica: Der Schwan (Il cigno) di Rilke è un sonetto “capovolto” rispetto alla norma: la fronte (prima parte) è formata dalle terzine e la sirma (seconda parte) dalle quartine. Fasani nella traduzione adotta la stessa disposizione e vi aggiunge l'anadiplosi con la ripetizione di «acqua» tra la fronte e la sirma (vv. 6-7), come già avvenuto nella traduzione di Menghini: raffinatezza arcaizzante, poiché il legame formale tra la fronte e la sirma è caratteristica diffusa fra i sonetti dei primi secoli. Nella nota su Der Schwan , molto ampia, Fasani esamina diversi problemi di traduzione ed esemplifica citando alcuni precedenti traduttori, con cui volta a volta (secondo i casi) concorda o discorda; a proposito dei cinque aggettivi della terza strofa, Fasani, parzialmente soddisfatto della versione di Cacciapaglia, opta per «la traduzione letterale, che più di una volta è stranamente l'ultima a venire». E aggiunge questa considerazione di principio: «Ma ciò che si fa prima di essa, è in questi casi una ricerca affannosa, simile al passo “sgraziato” del cigno, e solo quando non si fa più nulla, come il cigno quando si è posato, subentra il momento della grazia». [...]
Ho già detto che le note in calce al libro ci informano sulle precedenti stesure di una poesia: nel caso di Abend in Skåne (Sera a Skåne) la prima stesura risale addirittura al 1945, e Fasani commenta: «Il confronto tra le due versioni può indicare il cammino da me percorso in tanto tempo». Molto interessante, soprattutto in funzione del risultato, quanto ci viene detto a proposito dell'emistichio finale di Herbsttag Giorno d'autunno ): «wenn die Blätter treiben». La nota ci informa sia sulle precedenti varianti della traduzione pubblicate nella rivista «Cenobio» che sulle proposte di altri traduttori (Pintor: «nell'aria fluttuan le foglie», Cacciapaglia: «tra le foglie che turbinano»; e per parte nostra aggiungiamo l'alquanto fuorviante «spiar se una foglia sta nascendo» di Diego Valeri); da questo duplice confronto e dall'esatta interpretazione del testo è nata una sfolgorante trovata, un piccolo gioiello: «tra foglie allo sbando», che rende il movimento delle foglie che non solo cadono, ma vengono qua e là trasportate dal vento (il senso di «treiben» è indicato nella nota: «essere in balia del vento»); è quindi stabilita l'analogia tra il movimento, orizzontale più che verticale, delle foglie portate dal vento (il vento del v. 3) e l'errare dell'ideale personaggio della poesia; e la rima errando-sbando , proprio per il fatto che Fasani fa della rima parco uso, sottolinea ulteriormente il parallelismo che nell'ultimo verso dell'originale tedesco è tra wandern treiben :errare essere allo sbando sono perciò entrambi applicabili al personaggio e alle foglie. E con questo “gioiello” concluderò le mie considerazioni, lasciando al lettore il piacere di scoprirne altri fra le pagine del libro.