Prezzo unico del libro?

Una domanda a Fabio Casagrande delle Edizioni Casagrande

Focus du 01/05/2012 par Yari Bernasconi

L'11 marzo 2012, malgrado la mobilitazione di quasi tutto l'ambito letterario (autori, traduttori, editori, librai ecc.) e l'adesione di tutta la Svizzera francese, la maggioranza del popolo svizzero – 56,1%, con un'affluenza alle urne del 43,1% – ha votato contro la Legge federale sulla regolamentazione del prezzo del libro.  Il referendum, lanciato dai Giovani Liberali Radicali con il sostegno di Ex Libris, era stato depositato il 5 luglio 2011. Quale era la sua posizione sulla questione e quale è la sua reazione a questa votazione? Quali sono le implicazioni nella sua regione e a livello svizzero?

FABIO CASAGRANDE (EDIZIONI CASAGRANDE): Ero favorevole alla Legge per la regolamentazione del prezzo del libro e per questo ho aderito al comitato  Sì al libro,  anche se a prima vista  la legge riguardava più le librerie che non gli editori, e più la Romandia e la Svizzera tedesca che non la Svizzera italiana. Il Canton Ticino l’ha rifiutata (una piccola consolazione l’abbiamo avuta a Bellinzona, dove hanno prevalso i SÌ) allineandosi dunque con la maggioranza dei cantoni tedeschi. Si temeva forse di scalfire il principio della libertà di mercato. In ambito librario, però, difficilmente questo principio può favorire quella buona bibliodiversità  che sappia  salvaguardare le minoranze culturali e offrire nuove risposte ai problemi del presente e, perché no?, che sappia anche rendere più piacevole l’esistenza.
Le grandi sfide del settore editoriale sono comunque altrove: citiamo il cambiamento tecnologico con l’avvento delle pubblicazioni digitali (internet, e-book,…), una certa disaffezione alla lettura delle nuove generazioni, ma soprattutto oggi la crisi economica.
La Svizzera si trova, infatti, su una pericolosa "faglia monetaria" sul confine tra Euro e Franco. L’anno scorso lo scostamento delle due "placche", ha provocato forti scosse telluriche. In Ticino le librerie, che importano dall’Italia l’80% dei libri che vendono, hanno visto crollare i margini e il valore del proprio assortimento librario; gli editori che esportano in euro,  hanno visto diminuire il valore delle vendite e aumentare il differenziale tra costi svizzeri e ricavi italiani. Per  completare il quadro si aggiunga che l’Italia è sprofondata in una pesante crisi economica  che colpisce in modo marcato i settori culturali.
La legge non avrebbe certamente risolto questi problemi, ma avrebbe permesso di meglio salvaguardare in Svizzera quel tessuto di librerie indipendenti  indispensabile alla vivacità dell’editoria.