Questi svizzeri

Intervista con Simona Sala Valsangiacomo

Focus du 14/09/2010 par Yari Bernasconi

Simona Sala Valsangiacomo, lei ha curato (e tradotto, insieme a Christian La Cava) il primo volume antologico Questi svizzeri, che raccoglie tredici racconti di autori svizzeri di lingua tedesca ed è pubblicato da Edy Mombelli per le Edizioni Leggere. Un'occasione per creare la “Collana Tell”, che vuole essere, secondo la postfazione Le voci di una nazione firmata da lei e da Edy Mombelli, «un ponte consapevole fra regioni, pensieri e idee». Concretamente, come è nato questo progetto? Sempre nella postfazione s'afferma: «Probabilmente l'idea di questo libro è nata da anni di interviste e incontri con chi del pensare ha fatto il proprio mestiere»...

Attraverso il mio lavoro di redattrice delle pagine culturali di «Azione», il settimanale di Migros Ticino, ho avuto modo di conoscere delle personalità straordinarie nella Svizzera tedesca. Spesso però a queste conoscenze si è aggiunta la consapevolezza di quanto poco in realtà si sapesse di loro, dell'esistenza di una sorta di indifferenza culturale nei loro confronti. Questo mi ha spinto a sviluppare e maturare un progetto editoriale in grado di dimostrare la ricchezza di sfaccettature e la vivacità che reputo tipiche del panorama letterario elvetico. In alcuni casi autori intervistati per «Azione» sono poi stati invitati a Chiasso per il festival letterario (di cui sono stata fondatrice e presidente per cinque anni) e ciò ha agevolato un rapporto di tipo più personale. Non mi sono dunque trovata di fronte ad alcun tipo di resistenza quando, contattandoli, ho chiesto agli autori interpellati di inviarmi un racconto per un'antologia. A loro volta poi alcuni autori me ne hanno segnalati altri, poiché li reputavano validi e rappresentativi.

Veniamo dunque agli autori, che nel primo volume di Questi svizzeri sono tredici : Esther Spinner, Franz Hohler, Charles Lewinsky, Alex Capus, Theres Roth-Hunkeler, Peter Stamm, Nicole Müller, Milena Moser, Eveline Hasler, Klaus Merz, Gertrud Leutenegger, Hugo Lötscher e Lukas Bärfuss. Ha seguito un criterio particolare nella scelta di questi autori, che spaziano da personaggi noti anche al pubblico italofono (Lötscher, per esempio) e altri inediti in italiano (Spinner o Leutenegger)?

L'idea che sta dietro a questa prima miscellanea è appunto quella di un'associazione di nomi più noti con nomi forse meno conosciuti, e spesso a torto. Grazie a un autore di cui si sono già letti dei testi in italiano si può approdare con naturalezza e in modo spontaneo a un altro, ancora da scoprire. Era poi giusto che grandi autori già riconosciuti internazionalmente, come il giovane Lukas Bärfuss o Gertrud Leutenegger, trovassero finalmente la propria via anche verso un pubblico di lingua italiana.

E c'è stato un criterio nella scelta dei testi? In fondo, malgrado la notevole varietà, lungo le oltre 130 pagine del volume si potrebbero trovare diverse tematiche comuni o ricorrenti. Temi come quello della morte o della malattia (Spinner, Lewinsky, in parte Capus, Roth-Hunkeler, Stamm), della famiglia (Lewinsky, Capus, Roth-Hunkeler, Stamm, Müller, in parte Lötscher e Bärfuss); oppure dei toni ironici, caustici (Hohler, Müller, Moser, Merz)... Una coincidenza?

Direi che si tratta di coincidenze. Agli autori è stata data libera scelta, con due sole restrizioni: che il testo non fosse mai apparso in lingua italiana e che non superasse una certa lunghezza. Alcuni autori mi hanno inviato i loro libri, lasciando a me la scelta. In altri casi è intervenuta la casa editrice scegliendo un testo, mentre in alcuni casi (e questo mi ha fatto particolare piacere, poiché denota una grande fiducia nel progetto) mi sono ritrovata in possesso di preziosi testi, scritti appositamente per l'antologia. Degli inediti assoluti...

Il secondo volume di Questi svizzeri è già in preparazione? Si conoscono già i nomi degli autori che saranno proposti? Questo primo volume proponeva solo autori della Svizzera tedesca: nel secondo volume troveranno spazio anche autori francofoni, come auspica Giovanni Orelli nella sua prefazione?

Dal momento che ho ricevuto un numero tanto elevato di testi per la prima antologia, credo che la seconda conterrà altri autori di lingua tedesca, tra cui i celebri Urs Widmer, Thomas Hürlimann e Adolf Muschg, ma anche il fortunato e al momento molto celebre Pedro Lenz. Per quanto riguarda la lingua francese, purtroppo non sono in possesso delle stesse competenze che ho per quella tedesca. Poiché però essa rappresenta un tassello fondamentale di quello che possiamo chiamare il mosaico elvetico, mi appoggerò a una persona esterna al fine di farmi aiutare nella selezione di testi. In quest'ottica, potrei immaginare un terzo volume, ma si tratta di una realtà ancora lontana. Non dimentichiamo che a questo punto dovremo considerare anche la letteratura romancia, poiché sarebbe un torto trascurarla.

Come detto, lei lavora da anni a stretto contatto con autori e intellettuali di tutta la Svizzera. Nella postfazione della raccolta, a chi sostiene che la «concordanza della Svizzera, Willensnation per eccellenza, in realtà non faccia che basarsi su una tolleranza poco creativa», o che quello svizzero «non è un modello di pace, ma di sopportazione» (Adolf Muschg), lei ed Edy Mombelli rispondete seccamente: «Non abbiamo voluto credere che fosse così». E, nel paragrafo conclusivo, spiegate che la Collana Tell si propone «nel segno di una volontà comune di appartenenza». Cosa rappresenta o da cosa è rappresentata, secondo lei, questa «volontà comune di appartenenza»? Che importanza riveste questo concetto nel panorama attuale della letteratura svizzera?

Non definirei “secca” la nostra risposta, bensì il frutto di una speranza, di una convinzione. Crediamo infatti che forse quella elvetica non è, come molti sostengono, un'unione dettata unicamente da forti interessi economici e da un innegabile benessere, ma che forse sia il caso di mettere in evidenza ciò che davvero ci accomuna. Quello s wiss thinking cui dobbiamo la nostra popolarità nel mondo, quei valori affatto riprovevoli come la puntualità, l'affidabilità o la precisione che devono rafforzare lo spirito di coesione. La letteratura è lo scambio super partes per eccellenza, è il viaggio in mondi altri e spesso anche apparentemente inaccessibili, penso ad esempio alla sfera del ricordo o dell'infanzia, e dunque è giusto approfittare di un mezzo tanto immediato, veloce e diretto al fine di lasciarsi andare a una riflessione che non può essere che sana e costruttiva.